1633 anni fa il battesimo di Sant’Agostino

Nella notte di Pasqua del 387, il 24 aprile, Ambrogio vescovo di Milano imparte il battesimo a Agostino. Alle 18.30 dal link sotto riportato è possibile seguire la S.Messa celebrata dal vescovo di Pavia mons. Corrado Sanguineti.

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Buona S. Pasqua!

Dal discorso 229/C di Sant’Agostino:

Mentre celebriamo questi giorni pasquali, noi per i quali Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato, i Giudei, nemici di questa manifestazione così piena di luce, vanno ancora dietro a certe prefigurazioni notturne e sognano ancora mentre il sole è già alto. Anch’essi infatti dicono di celebrare la Pasqua, ma mentre inseguono cocciutamente le ombre della verità, restano ciechi nella notte dell’errore. Ogni anno, secondo il rito dell’antica solennità, uccidono l’agnello, ma che cosa significasse quell’agnello, anche ora che Cristo è stato ucciso dai loro antenati, non lo vogliono riconoscere. Leggendone il racconto e non comprendendo che era una predizione, essi sentono il contenuto del racconto e non si accorgono che la predizione si è avverata. Hanno la Legge i Profeti, ma non vogliono riconoscere attraverso i Profeti che cosa la Legge prefigurasse nei riguardi della Pasqua. Secondo la prescrizione della Legge, il popolo si cibò con l’agnello ucciso; ma secondo la predizione del Profeta, era Cristo che come un agnello era condotto al macello. Quel che i primi Israeliti, liberati dall’Egitto, prefiguravano con la loro festività, i loro discendenti, soggiogati dal diavolo, lo compirono con la loro malvagità. Anch’essi celebravano questa stessa Pasqua quando uccisero il Cristo: con la verità discordava l’empietà, vi concordava invece la solennità; nel momento stesso che per loro cibo s’immolava l’agnello, dalle loro lingue e dai loro denti veniva ucciso il Cristo. Quel che, secondo la tradizione, esprimevano coi segni lo adempivano col delitto. Per cui Cristo medesimo, prefigurato nell’agnello, rivelatosi nell’uomo, uccise quelli così cibati e, ucciso, ora è nostro cibo. E ancora i nostri figli, ruttando con indigesta vanità quel vecchio fermento dei loro padri, menano vanto dei loro azzimi; e non capiscono che con quel cibo, impastato senza il fermento dell’antico, si voleva indicare quella vita nuova che, prefigurata nel Simbolo, si è realizzata in Cristo.

Noi invece, per i quali Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato celebriamo questa solennità non con il fermento vecchio della malvagità, come dice l’Apostolo, ma con azzimi di sincerità e verità. In questo modo quanto le antiche usanze preannunziavano come futuro la celebrazione cristiana lo esalta come adempiuto; e mentre vediamo i Giudei rimasti attaccati alle ombre, noi abbiamo la gioia di aver aderito alla luce.

Particolare dell’Arca di Sant’Agostino: Cristo glorioso

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Domenica delle Palme 2020

Cari amici, ci avviamo quest’anno, isolati, senza ulivi, alla  Domenica di Passione  che esprime il cuore della nostra fede. Le sequenze della Passione, testimoniata da Matteo, segnano la scelta della croce da parte del Dio uomo. Di fronte a questa lettura siamo sollecitati drammaticamente a guardarci dentro: Gesù liberamente accetta, soffrendolo fino all’angoscia, il tradimento degli amici, poi la salita al Golgotha, l’abbandono totale e la croce. Scrive Agostino:” Gesú si avviò verso il luogo dove sarebbe stato crocifisso, portandosi egli stesso la croce. Quale spettacolo!… Chi assiste a questo spettacolo con animo empio, non può che irridere il re che, invece dello scettro, porta la croce del suo supplizio; la pietà invece contempla il re che porta la croce alla quale egli sarà confitto, ma che dovrà essere poi collocata perfino sulla fronte dei re. Su di essa egli sarà disprezzato agli occhi degli empi, e in essa si glorieranno i cuori dei santi”. Dall’abbraccio della croce, dal dolore che contiene tutto il dolore, dall’amore che ad ogni uomo insegna la totalità dell’offerta di sé, nasce per noi la salvezza.

E con Michele:     “Salvaci tu, Signore, nel dolore, /  dona speranza nella devastazione. /    Oggi dobbiamo sentire la tua voce /    che ci  parli di risurrezione” /   Sia davvero Pasqua di Resurrezione per tutti noi!

Anna e Marco

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Particolare dell'Arca

Particolare dell’Arca

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V Domenica di Quaresima 2020

“Guida un ragazzo in divisa il camion / dei morti, il primo d’una lunga fila, /e forse lui, forte, piange in un requiem / sussurrato ad una fotografia: / Signore, se tu fossi stato qui.”

Il figlio di Dio ama i suoi amici come noi li amiamo, piange Lazzaro come noi piangiamo quelli che abbiamo perduto ma nel momento in cui, isolati, piangiamo tanti morti per l’epidemia, le  letture della V Domenica ci parlano di Cristo vita per l’uomo, continuando il discorso che partiva dal dialogo con la Samaritana (Cristo acqua viva) e col cieco nato (Cristo luce). Il Signore entra dunque nella vita di ogni uomo, nel nucleo irriducibile del suo destino, la morte, per farlo partecipe della sua pienezza di vita. Come appartiene alla nostra vita questa sequenza: la morte, la tristezza, il pianto, il non avere risposte, il non trovare il senso della morte di un amico, il vuoto. E Agostino:” Signore, io ho creduto che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, che sei venuto in questo mondo (Gv 11, 26-27). E credendo questo, ho con ciò creduto che tu sei la risurrezione, che tu sei la vita; ho creduto che chi crede in te, anche se muore, vivrà, e che chi vive e crede in te, non morirà in eterno”. E’ questa la nostra speranza

Buona domenica

Anna e Marco

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Arca di Sant'Agostino, la Speranza

Arca di Sant’Agostino, la Speranza

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IV Domenica di Quaresima 2020

Cari amici,

la  IV Domenica di Quaresima è nel segno della luce che, in questo tempo difficile di isolamento, ci unisce. Il lungo brano del Vangelo di Giovanni (cap. 9) racconta la guarigione del cieco nato. Dalle tenebre alla felicità di vedere, alla pienezza del vedere il Figlio dell’Uomo  che si è chinato da fratello sulla sua fragilità, che ha medicato la sua infermità con un atto amoroso di “unzione”, che lo ha accolto dopo che è stato rifiutato dai suoi. Scrive Agostino:”… essi lo cacciano e il Signore lo accoglie; anzi è proprio in seguito alla sua espulsione dalla sinagoga che egli è diventato cristiano. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori, e trovatolo gli disse: Credi nel Figlio di Dio? Adesso gli lava la faccia del cuore. Quegli rispose – come se avesse ancora gli occhi spalmati -: E chi è, Signore, affinché io creda in lui? Gli disse Gesù: L’hai già veduto, e chi parla con te, è lui”

E con Michele:

“perché Tu sei con noi e bacerai / volti esausti di lacrime  finite. / Con te ritornerà la speranza / ed il sorriso abiterà ancora in mezzo a  noi.”

Buona Domenica

Anna e Marco

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Basilica di San Pietro in Ciel d'Oro, particolare della facciata

Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, particolare della facciata

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