Tweet del Papa su Sant’Agostino

Papa Francesco dal suo account Twitter @Pontifex_it

“Ci hai fatti per Te e inquieto è il nostro cuore finché non riposa in te” (Sant’Agostino, Le Confessioni, I,1,1)

Papa Francesco e Padre Robert F. Prevost, Priore Generale dell'Ordine di Sant'Agostino

Papa Francesco e Padre Robert F. Prevost, precedente Priore Generale dell’Ordine di Sant’Agostino, al Capitolo generale dell’Ordine del 2013 dove poi è stato eletto l’attuale priore Padre Alejandro

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Agostino amico, maestro, modello

Questa sera alle 18.30 il cardinale Pietro Parolin, segretario di stato di Papa Francesco, celebrerà nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro sulla tomba di sant’Agostino. Ecco l’intervista che il cardinale Parolin mi ha rilasciato sulla figura del “doctor gratiae” e che è stata pubblicata sul settimanale della diocesi Il Ticino e in parte su Avvenire.

Agostino è uno dei Padri della Chiesa più amati e tuttora letti e seguiti. Nei suoi scritti ha affrontato ogni genere di errori di quei tempi (manichei, donatisti, pelagiani etc etc). Sembra parli di mali antichi eppure sempre nuovi e attuali. Secondo Lei oggi qual è il testo dottrinale di Agostino che più dovremmo leggere per affrontare la contemporaneità e avere così un valido aiuto nel discernimento che è proprio di ogni anima?

Agostino fu molto amato e ammirato già dai suoi contemporanei. San Girolamo, ad esempio, in una lettera gli scrisse: “Tutto il mondo ti ammira, tutta la Chiesa ti ama”. Le epoche a lui posteriori lo hanno sempre avuto come loro interlocutore, in particolare nell’Occidente latino.  San Giovanni Paolo II nella sua Lettera Augustinum Hipponensem per il XVI centenario della conversione, scrisse: (Di Agostino) un po’ tutti nella Chiesa e in Occidente ci sentiamo discepoli e figli … il magistero di tanto dottore e pastore continui nella Chiesa e nel mondo a favore della cultura e della fede”.  Quanto al nostro tempo, il libro di Agostino che più viene stampato (il secondo dopo quello della Bibbia) sono le sue Confessioni. La nostra epoca, come è sotto gli occhi di tutti, si configura come una migrazione perenne, quasi ossessiva: vengono in Europa in particolare in Italia tanti dall’Africa come dall’Asia. In Italia la disoccupazione giovanile porta i giovani ad emigrare e, con loro, i genitori, che vanno a trovarli cioè li rincorrono. Agostino nelle Confessioni è l’icona del giovane migrante per una vita migliore (lui dall’Africa venne in Italia, a Roma, a Milano, e dopo cinque anni fece ritorno in patria alla sua Tagaste, ubicata ai confini dell’Impero romano).  Lo segue la madre, suo fratello, sua sorella, alcuni parenti, alcuni amici. Durante le tappe migratorie erano sempre in cerca di un qualche aiuto, di un qualche amico, e pregavano sempre, cercavano Dio, la loro consolazione. Le Confessioni di Agostino sono, infatti, il libro di preghiera di un migrante.

Passando dalla dottrina all’aspetto “psicologico”, Agostino è fra gli autori più letti in ogni tempo. Ogni giorno vien scritto un libro nel mondo che lo riguarda. Perché le donne e gli uomini di ogni tempo lo considerano un “compagno di strada” e continuano a leggerlo?

Papa Benedetto XVI ha parlato di un’”interrotta attualità” di Agostino (27 settembre 2012).  Io credo che tale ininterrotta attualità sia riconducibile al fatto che Agostino fu un uomo vero, che visse la drammaticità della condizione umana, sentì con forza l’attrazione del mondo e approdò alla verità dopo un percorso faticoso, assomigliando  in questo all’uomo di ogni tempo, che è alla ricerca del senso della vita e spesso si illude di trovarlo fuori dalla fede in Dio.  Invece, il cuore umano è stato fatto per Dio e non ha pace finché non riposa in Lui.  Agostino era poi convinto che senza Gesù non si può trovare la verità.  Per Gesù nutrì un amore appassionato, ne fece il cuore della propria esistenza e lo considerò la bussola in grado di indicare la direzione da seguire.  Di qui la centralità di Cristo in tutti gli scritti del santo Dottore.

Agostino è africano di origine e romano di formazione. Davvero si può considerare un “ponte” fra culture, un’intelligenza e un cuore che uniscono e non dividono. Cosa può insegnarci in questi tempi difficili dal punto di vista geo-politico?

Agostino, africano della Numidia, era figlio di una madre (Monica) di razza berbera –  un popolo ancora esistente nell’attuale Algeria, per cui gli algerini lo riconoscono come loro connazionale – e di un padre (Patrizio) forse colono romano. In lui, quindi, già per nascita si realizzava un incontro tra due mondi. Dopo aver studiato e insegnato retorica a Cartagine, venne prima a Roma e poi a Milano, allora capitale dell’impero romano di Occidente. A Milano, grazie ad un prete, Simpliciano, e al vescovo Ambrogio, approdò alla fede cristiana della Chiesa cattolica, che d’altra parte aveva succhiato dal latte di sua madre (mentre il padre era pagano). La sua esperienza africana e romana, in particolare del cristianesimo cattolico milanese, fece di lui una sintesi unica di intellettuale.  Ciò lo predispose alla capacità di dialogare con tutti, a cominciare dai rappresentanti delle istituzioni romane e dai gruppi dissenzienti all’interno della comunità ecclesiale, in particolare con i donatisti.  Ritengo che proprio la lezione del dialogo sia il contributo che il grande Vescovo di Ippona consegna ai nostri tempi difficili dal punto di vista geo-politico.  Costruire sempre ponti di dialogo con gli altri è la strada che anche Papa Francesco non cessa di indicarci per fare la pace.

Eminenza chi è per Lei Sant’Agostino? Come pastore al servizio della Santa Sede quale pagina di più predilige della sua vastissima produzione letteraria?

Ho un’ammirazione e un amore grandi per Sant’Agostino.  Lo considero un amico, un maestro, un modello.  Mi commuovono e mi infiammano le pagine dei suoi scritti che parlano di Gesù – la cui centralità nella sua vita e nelle sue opere ho rilevato più sopra – della vita eterna e dell’intenso desiderio di conseguirla, della preghiera, delle virtù cristiane e soprattutto dell’amore e dell’umiltà. In relazione al mio lavoro presso la Santa Sede, mi interessano ovviamente quelle pagine dove Agostino entra in dialogo con la società del suo tempo e assegna alla Chiesa il compito di promuovere la concordia e la solidarietà, cioè di sforzarsi di costruire la città di Dio all’interno della stessa città terrestre.  Ne cito una che mi ha sempre profondamente colpito e che trovo di estrema attualità.  Si tratta di una lettera al  conte Dario, inviato della corte di Ravenna in Africa, al quale spiegava: “Il titolo più grande di gloria (per un capo militare) è quello di uccidere la guerra con la parola (in latino “verbo”, cioè con il negoziato, le trattative) anziché uccidere gli uomini con la spada, e procurare di mantenere la pace con la pace e non con la guerra … Tu  sei stato inviato per impedire che si tenti di spargere il sangue di chicchessia. Mentre quindi gli altri soggiacciono a un’evenienza inevitabile, tu hai una missione invidiabile” (Ep. 229, 2).

Antonello Sacchi

La conversione di Agostino - particolare dell'Arca

La conversione di Agostino – particolare dell’Arca

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Tweet di Papa Francesco su santa Monica

Quante mamme versano oggi lacrime, come santa Monica, perché i propri figli tornino a Cristo! Non perdete la speranza nella grazia di Dio!

@Pontifex_it

 

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Sant’Agostino e Pavia

S. Agostino e la città di Pavia: un binomio inscindibile in quanto si richiamano a vicenda e come tali sono conosciuti.
Sui cartelli turistici della città, insieme all’indicazione per giungere alla Basilica di S. Pietro in Ciel d’oro, immancabile c’è la scritta: Tomba di S. Agostino.
La celebre Università, che si identifica in gran parte con la città, di cui rappresenta l’eccellenza, ha come patrono S. Agostino, la cui statua troneggia nell’Aula Magna, a ricordare ai vari frequentatori che la cultura deve abbracciare ogni aspetto dell’umano, compreso dunque quello religioso e spirituale.
E S. Agostino è doverosamente anche il Compatrono della Diocesi pavese: perciò tutta la cittadinanza deve coltivare un rapporto privilegiato con il santo dottore di Ippona.
Ma c’è anche dell’altro: ci sono le iniziative culturali, oggi curate dal Comitato “Pavia Città di S. Agostino”, organizzate da cinquant’anni durante il mese di aprile in occasione della festa della conversione del vescovo di Ippona. Questo significa “binomio inscindibile”!
La tomba del santo è il tesoro nascosto, ma neanche tanto, di Pavia, e deve essere continuamente riscoperto: chi ha il privilegio di conservarne le spoglie venerate, ha ancora di più l’obbligo di coltivare il pensiero e la dottrina di un uomo straordinario, senza dubbio tra i più grandi della storia. Privilegio perciò, ma anche soprattutto impegno da portare aventi per divulgarne sempre più la dottrina e il pensiero, che non conoscono tramonto, perché emanano ancora freschezza ed attualità: S. Agostino ha indagato con passione anzitutto Dio e poi, necessariamente, l’uomo e i suoi meccanismi interiori. Questa è la sua attualità!
In occasione della festa liturgica i coltivatori del suo pensiero, e anzitutto gli abitanti di Pavia, sono interpellati a riscoprirne anche la dimensione forse meno indagata, cioè la spiritualità. Il grande studioso di S. Agostino, P. Agostino Trapè, ha scritto un libro diventato un classico: Agostino: l’uomo, il pastore, il mistico. Sarebbe importante che l’aspetto mistico del vescovo di Ippona non fosse dato come acquisito, bensì portato a conoscenza di tutti: l’uomo di preghiera, dell’amore (Tardi ti ho amato!), del servizio generoso alla Chiesa, delle lacrime sparse pregando i salmi…
Agostino non è un “oggetto” culturale da indagare: mi piace ricordare l’uomo innamorato di Cristo, il servo della Chiesa che considerava come Madre da onorare, oltre ad essere il filosofo e il sottile indagatore dei misteri della fede.
A Pavia perciò desideriamo privilegiare l’aspetto liturgico e devozionale della festa del S. Padre Agostino.

Padre Antonio Baldoni

Festa di Sant'Agostino

Festa di Sant’Agostino

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Concerto in onore di Santa Monica

Programma del Concerto in onore di Santa Monica che si terrà in Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro il 27 agosto 2017 alle ore 21

 

J. Brahms Preludio e fuga in sol minore
(1833-1897)
Schmücke dich, o liebe Seele
Es ist ein Ros’ entsprungen
Herzlich tut mich verlangen
Herzlich tut mich verlangen
O Welt, ich muss dich lassen

O. Ravanello dai 6 pezzi da concerto Op. 50:
(1871-1938 Preghiera, n. 2
Elegia, n. 4
Christus Resurrexit, n. 6

M. E. Bossi Chant du soir
(1861-1925)
Trauerzug Op. 132 n. 2

 

M. Reger Phantasie und Fuge, Op. 135b
(1873-1916)

 

 

Ad eseguire il concerto, il maestro Stefano Molardi.
Organista, musicologo, clavicembalista e direttore cremonese, deve la sua formazione musicale a personalità di spicco del panorama mondiale quali E. Viccardi, D. Costantini, E. Kooiman, C. Stembridge, H. Vogel, L. F. Tagliavini ed in particolare Michael Radulescu, con il quale si è perfezionato presso la Hochschule für Musik (ora Musikuniversität) di Vienna, con cui ha collaborato, in qualità di basso continuo, all’Académie Bach di Porrentruy (CH).
Premiato in numerosi concorsi nazionali ed internazionali organistici, tra cui Pasian di Prato (UD) nel 1998, Viterbo (edizione del 1996), Brugge e il Paul Hofhaimer di Innsbruck, ha intrapreso una brillante carriera come concertista solista e in ensemble da camera, svolgendo un’intensa attività concertistica in importanti rassegne in Italia, in Europa, Brasile, USA, suonando nelle sale più prestigiose del mondo, tra cui la Walt Disney Concert Hall di Los Angeles e la Sala Sao Paulo in Brasile, il Musikverein di Vienna, la Carnagie Hall di New York, la Jordan Hall di Boston il Concertgebouw di Amsterdam, il teatro La Fenice di Venezia, ecc.

Come organista è invitato a tenere concerti e masterclasses in prestigiosi festivals in Italia, Europa, USA e Giappone .

Nel 2009 ha eseguito a Lugano l’opera omnia organistica di F. Liszt e di C. Franck.

E’ titolare della cattedra d’organo presso il Conservatorio (Scuola Universitaria di Musica) della Svizzera italiana di Lugano e presso il Conservatorio di Trapani, tenendo anche masterclasses e conferenze sulla prassi esecutiva barocca in Italia e all’estero (Lugano, Siviglia, Dresda, Norimberga, Tokyo).

Ha registrato per Tactus, Christophorus e Deutsch Grammophon. Dal 2003 al 2010 ha registrato per la casa discografia svizzera Divox, sia come solista (4 CD dedicati alla musica organistica di Claudio Merulo), sia come direttore dell’orchestra barocca I Virtuosi delle Muse, che ha diretto dal 2005 al 2013 e con cui ha ottenuto numerosi successi di critica (Amadeus, Early Music, Crescendo) e importanti riconoscimenti internazionali (5 Diapason assegnati dall’omonima rivista francese, 5 stelle di Goldberg, 5 stelle e CD del mese su Amadeus). Ha registrato inoltre per SWR in Germania, MEZZO in Francia, Radio France, Radio Suisse Romande.

Come direttore d’orchestra ha all’attivo diversi concerti strumentali e vocali in Italia, Ungheria, Francia, Germania, Austria, Spagna, USA, tra cui la Passione secondo S. Matteo di Bach (Ferrara, chiesa di S. Cristoforo alla Certosa), Passione S. Giovanni e Magnificat di Bach (Ferrara), Requiem di Mozart (Festival dell’Aurora di Crotone), le opere teatrali Ademira di Lucchesi del 1784 (Teatro Dovizi di Bibbiena) Mitridate di Porpora del 1730-36 (Teatro Caldéron di Valladolid), il Farnace e Il Giustino di Vivaldi (Vienna, Theater an der Wien, Theatre des Champs-Elysées, Parigi); concerti a Bilbao, Oldenburg, Rheingau, Cremona (Festival Monteverdi), Parigi, Nantes, Monaco, Innsbruck, Londra, Montpellier, Schwetzingen, Dachau, Miami, Istanbul, Valencia, Zaragoza, Fukuoka, Tokyo, ecc.

Dal 2013 è direttore dell’Accademia Barocca Italiana, orchestra che raccoglie l’eredità dei Virtuosi delle Muse.

Nel 2013 ha inciso l’opera omnia per organo di J. S. Bach in 15 CD per la casa discografica Brilliant-Classics, ottenendo importanti riconoscimenti internazionali, tra cui 5 stelle della rivista “Musica” e presso la BBC Music Magazine a Londra.

Nel 2015 sempre per Brilliant Classics, ha inciso l’opera completa per organo di J. Kuhnau, ricevendo una importante nomination in Germania nell’ambito della Longlist 3/2015 del “Preis der Deutschen Schallplattenkritik.

Maestro Stefano Molardi

 

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Lettera del Priore Generale dell’Ordine di Sant’Agostino

Lettera del Priore generale all’Ordine in occasione della solennità del nostro padre sant’Agostino.

Cari fratelli e sorelle dell’Ordine di sant’Agostino:

vogliate accogliere il più cordiale e fraterno saluto mio e del consiglio generale nella solennità del nostro padre sant’Agostino.

Vorrei riflettere brevemente su un tema importante nella vita dell’ordine e in particolare nella vita di noi religiosi agostiniani che siamo chiamati a testimoniare più da vicino il pensiero di sant’Agostino. Mi riferisco alla conoscenza che abbiamo degli scritti del nostro padre e, grazie a loro, della vita, pensiero e spiritualità dell’Ipponate.

Vorrei approfittare di questa festa per insistere sulla necessità di conoscere meglio il nostro padre attraverso le sue opere, già pubblicate nelle principali lingue parlate nell’ordine.

“Non amiamo ciò che non conosciamo, né conosciamo ciò che non amiamo”. Questo principio agostiniano ha una grande attualità ed è per noi fonte di preoccupazione. A partire dalle nostre case di formazione, i cui studenti frequentano scuole in cui non si studia sant’Agostino. Molti dei nostri professi concludono il loro periodo formativo senza aver letto un solo scritto del nostro padre. Questa mancanza nella conoscenza della spiritualità di sant’Agostino comporta una grave carenza nella conoscenza della nostra identità che si riflette nella vita personale e comunitaria.

Approfitto di questo saluto per invitarvi a prendere coscienza dell’importanza di incontrare sant’Agostino, il suo pensiero e la sua spiritualità per vivere più intensamente la nostra vita religiosa come figli suoi, con un’identità chiara, che ci aiuti a testimoniare e annunciare con più vigore Il Vangelo.

La nostra missione è far conoscere sant’Agostino all’uomo di oggi nelle circostanze in cui viviamo. Questo obiettivo sarà impossibile, irrealizzabile, se non leggiamo direttamente le sue opere, se non preghiamo con la sua spiritualità, se non viviamo la sua profonda esperienza della fede. Tutto ciò ci è arrivato attraverso i suoi scritti.

Vi esorto a riflettere oggi su questa idea, a interrogarci, a motivarci, a dedicarvi tempo nella preghiera personale e comunitaria. Vi invito a far sì che la solennità di sant’Agostino non sia un giorno qualunque nella vita di ognuno di noi e nelle nostre comunità.

Approfittate di  questa ricorrenza per godere serenamente e profondamente di Dio, della vocazione a cui siamo stati chiamati, della figura del nostro padre Sant’Agostino, dei suoi scritti e del suo pensiero, riflettendo su uno dei suoi tanti testi che toccano il cuore.

Che festeggiare sant’Agostino ci aiuti a capire la nostra vocazione come esperienza di amore nei confronti del nostro padre Sant’Agostino  e, sempre, in unità con i fratelli e sorelle dell’Ordine!

Un abbraccio fraterno,

Roma, 28 agosto 2017

P. Alejandro Moral
Priore generale, O.S.A.

(traduzione dallo spagnolo)

Padre Alejandro Moral mentre fa la professione di fede di fronte al CApitolo che lo ha appena eletto

Padre Alejandro Moral mentre fa la professione di fede di fronte al CApitolo che lo ha appena eletto

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Festa di Sant’Agostino 2017 – Il programma

Festa di Sant'Agostino 2017 - Il programma

Festa di Sant’Agostino 2017 – Il programma

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