La Sacrestia

La splendida decorazione a grottesche delle volte porta la data del 1561

La splendida decorazione a grottesche delle volte porta la data del 1561

La Sacrestia su pianta rettangolare, grande quanto una chiesa risale al 1506 d.C.; è stata fatta dalla comunità dei Canonici Lateranensi, che officiavano la metà sinistra della Basilica e che da questa parte avevano il loro Convento. Confiscata con tutto il resto alla fine del XVIII secolo, venne restituita in concessione agli Agostiniani nel 1937.

La splendida decorazione a grottesche delle volte porta la data del 1561. Nel grande medaglione centrale è dipinto S. Agostino seduto e pensoso, attorniato da un corteo di fedeli cultori della sua dottrina; nelle altre due scene al centro del soffitto c’è Il trionfo dell’errore, con un’Idra mostruosa con molte teste accanto ad una roccia nera e Il trionfo della Verità, con una donna maestosa seduta sopra una belva quadrupede a tre teste circondata da persone coronate a significare la Verità divina, che domato l’errore, diventa cibo dei re. Nella volta figurano anche l’Eucaristia, la Croce, la Morte con i loro simboli in un insieme stupefacente di puttini, angeli, animali, piante, satiri, drappi. Nelle lunette in fondo la Madonna con il Bambino, S. Pietro e S. Paolo. Non si conosce l’autore di queste decorazioni, che hanno evidentemente il loro modello ideale nelle Logge Vaticane dipinte qualche decennio prima da Raffaello.

La sacrestia con il quadro di Giovan Battista Tassinari, datato 1599, raffigurante S. Girolamo che appare a S. Agostino per aiutarlo a sciogliere un dubbio sulla felicità delle anime beate

La sacrestia con il quadro di Giovan Battista Tassinari, datato 1599, raffigurante S. Girolamo che appare a S. Agostino per aiutarlo a sciogliere un dubbio sulla felicità delle anime beate

In fondo alla Sacrestia vi è un bel quadro di Giovan Battista Tassinari, datato 1599, raffigurante S. Girolamo che appare a S. Agostino per aiutarlo a sciogliere un dubbio sulla felicità delle anime beate. E’ una delle poche opere d’arte che si sono salvate dalla soppressione e dalle distruzioni e alienazioni dei beni dell’epoca napoleonica.

Da notare in Sacrestia anche la statua lignea secentesca della Madonna della Cintura, Madre di Consolazione, patrona dell’Ordine di S. Agostino.

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