Buona S. Pasqua!

Dal discorso 229/C di Sant’Agostino:

Mentre celebriamo questi giorni pasquali, noi per i quali Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato, i Giudei, nemici di questa manifestazione così piena di luce, vanno ancora dietro a certe prefigurazioni notturne e sognano ancora mentre il sole è già alto. Anch’essi infatti dicono di celebrare la Pasqua, ma mentre inseguono cocciutamente le ombre della verità, restano ciechi nella notte dell’errore. Ogni anno, secondo il rito dell’antica solennità, uccidono l’agnello, ma che cosa significasse quell’agnello, anche ora che Cristo è stato ucciso dai loro antenati, non lo vogliono riconoscere. Leggendone il racconto e non comprendendo che era una predizione, essi sentono il contenuto del racconto e non si accorgono che la predizione si è avverata. Hanno la Legge i Profeti, ma non vogliono riconoscere attraverso i Profeti che cosa la Legge prefigurasse nei riguardi della Pasqua. Secondo la prescrizione della Legge, il popolo si cibò con l’agnello ucciso; ma secondo la predizione del Profeta, era Cristo che come un agnello era condotto al macello. Quel che i primi Israeliti, liberati dall’Egitto, prefiguravano con la loro festività, i loro discendenti, soggiogati dal diavolo, lo compirono con la loro malvagità. Anch’essi celebravano questa stessa Pasqua quando uccisero il Cristo: con la verità discordava l’empietà, vi concordava invece la solennità; nel momento stesso che per loro cibo s’immolava l’agnello, dalle loro lingue e dai loro denti veniva ucciso il Cristo. Quel che, secondo la tradizione, esprimevano coi segni lo adempivano col delitto. Per cui Cristo medesimo, prefigurato nell’agnello, rivelatosi nell’uomo, uccise quelli così cibati e, ucciso, ora è nostro cibo. E ancora i nostri figli, ruttando con indigesta vanità quel vecchio fermento dei loro padri, menano vanto dei loro azzimi; e non capiscono che con quel cibo, impastato senza il fermento dell’antico, si voleva indicare quella vita nuova che, prefigurata nel Simbolo, si è realizzata in Cristo.

Noi invece, per i quali Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato celebriamo questa solennità non con il fermento vecchio della malvagità, come dice l’Apostolo, ma con azzimi di sincerità e verità. In questo modo quanto le antiche usanze preannunziavano come futuro la celebrazione cristiana lo esalta come adempiuto; e mentre vediamo i Giudei rimasti attaccati alle ombre, noi abbiamo la gioia di aver aderito alla luce.

Particolare dell’Arca di Sant’Agostino: Cristo glorioso

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