Festa dei santi Alipio e Possidio

La conversione di Agostino - particolare dell'Arca

La conversione di Agostino – particolare dell’Arca

Alipio, nativo del mio stesso paese e figlio di genitori colà eminenti, era più giovane di me, e infatti era stato alunno alla mia scuola nei primi tempi del mio insegnamento sia in patria, sia poi a Cartagine“.  (Confessioni, VI, 7.11)

Il 16 maggio la Chiesa fa memoria dei ss. Alipio e Possidio, amici e confratelli nell’episcopato di Agostino a cui il santo vescovo di Ippona era molto legato.
Alipio, “fratello del mio cuore” come è chiamato dal santo Dottore della Chiesa, è nativo dello stesso paese di Agostino: Tagaste (oggi Souk Ahras, Algeria), di cui diventa vescovo nel 394. “Con Agostino condivise gli errori della gioventù, la conversione, la vita religiosa  e l’apostolato. Con Agostino e Possidio partecipò ai Concili d’ Africa, figurando con loro anche nella famosa riunione avvenuta a Cartagine nel 411 tra cattolici e donatisti, tra i sei prescelti dai 266 vescovi cattolici, per parlare a nome di tutti“. Muore nello stesso anno di Agostino, nel 430.

Possidio, vescovo di Calama dal 397 al 437, anno della sua morte, è il primo biografo di Agostino, con il quale visse “in dolce familiarità per circa 40 anni“.

La tradizione iconografica, già in un affresco lateranense risalente al VI secolo, rappresenta sant’Agostino con un libro in mano, certo per esprimere la sua produzione letteraria, che tanto influenzò la mentalità e il pensiero cristiani, ma per esprimere anche il suo amore per i libri, per la lettura e la conoscenza della grande cultura precedente. Alla sua morte non lasciò nulla, racconta Possidio, ma “raccomandava sempre di conservare diligentemente per i posteri la biblioteca della chiesa con tutti i codici”, soprattutto quelli delle sue opere. In queste, sottolinea Possidio, Agostino è “sempre vivo” e giova a chi legge i suoi scritti, anche se, conclude, “io credo che abbiano potuto trarre più profitto dal suo contatto quelli che lo poterono vedere e ascoltare quando di persona parlava in chiesa, e soprattutto quelli che ebbero pratica della sua vita quotidiana fra la gente” (Vita Augustini, 31). Sì, anche per noi sarebbe stato bello poterlo sentire vivo. Ma è realmente vivo nei suoi scritti, è presente in noi e così vediamo anche la permanente vitalità della fede alla quale ha dato tutta la sua vita“.
S.S. Benedetto XVI, Udienza generale, mercoledì 20 febbraio 2008

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Giornalista, blogger, autore televisivo. Autore di Sant'Agostino a Pavia - Le reliquie ritrovate, il pellegrinaggio .
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