IV Domenica di Quaresima 2011

Il presbiterio e l'Arca di sant'Agostino

Il presbiterio e l'Arca di sant'Agostino

Cari amici  il lungo brano del Vangelo di Giovanni racconta l’incontro tra Gesù e il cieco dalla nascita. Gesù risponde alle domanda dei discepoli che la disgrazia di quest’uomo non è causata da un peccato suo o dei suoi genitori ma, oltre la logica tutta umana della colpa e della punizione, questa infermità è per manifestare “le opere di Dio”.

Agostino ci aiuta a leggere in profondità l’episodio: “Quell’uomo chiamato Gesù, fece del fango e mi spalmò gli occhi e mi disse: Va’ alla piscina di Siloe e lavati! Ci sono andato, mi son lavato e ci vedo. Eccolo diventato annunciatore della grazia; ecco che, diventato veggente, proclama il Vangelo, fa la sua professione di fede. La coraggiosa confessione del
cieco spezza il cuore degli empi, i quali non avevano nel cuore ciò che egli ormai possedeva sul volto”

Dalle tenebre, dalla menomazione della cecità alla felicità di vedere, alla pienezza del vedere il Figlio dell’Uomo  che si è chinato da fratello sulla sua fragilità, che ha medicato la sua infermità con un atto amoroso di “unzione”, che lo ha accolto dopo che è stato rifiutato dai suoi.
E con le parole di Anna:
“E noi come le foglie, gli occhi
impastati di terra, dilavati
di lacrime, a pregare la luce.
Perché m’invadi d’amore comprendo
che tu solo sei porto all’esilio,
nella tua certa carezza la pace.”
In Gesù ancora una volta viene superato il formalismo della legge,
impugnato da uomini forse in buona fede, ma ciechi e spaventati o forse
scandalizzati dalle azioni di questo “profeta” che alla Legge antepone
l’amore cioè “le opere di Dio”. Questo segno è anche per noi.
Buona Domenica
Anna e Marco

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Giornalista, blogger, autore televisivo. Autore di Sant'Agostino a Pavia - Le reliquie ritrovate, il pellegrinaggio .
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