Divina Liturgia, il significato dei gesti e dei simboli

Celebrazione dei Vespri con i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i seminaristi e i movimenti ecclesiali nella Cattedrale Greco-Melkita di S. Giorgio (Amman, 9 maggio 2009)

Celebrazione dei Vespri con i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i seminaristi e i movimenti ecclesiali nella Cattedrale Greco-Melkita di S. Giorgio (Amman, 9 maggio 2009)

Mercoledì 19 gennaio alle ore 21 nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro verrà celebrata la Divina Liturgia in rito bizantino slavo.

Il rito Bizantino, in origine attestato a Antiochia nel sec. IV, si sviluppò a Bisanzio dove acquistò l’attuale sua forma nel sec. IX.

Il rito bizantino slavo è il rito in uso nella Chiesa patriarcale russa ma anche presso gli Ucraini cattolici. Il termine Divina Liturgia in Oriente indica la Messa: il formulario consueto della Messa è la Liturgia di San Giovanni Crisostomo.

Questa liturgia presenta alcune peculiarita’. ll sacerdote quando imparte la benedizione tiene le dita della mano in una particolare posizione: pollice e anulare sono appoggiati, l’indice è teso e le altre due dita sono leggermente inclinate. Il sacerdote così mima con le dita l’abbreviazione greca del nome di Gesù Cristo: IC XC.

Altra particolarità riguarda il segno della croce: pollice, indice e medio sono riuniti nel compiere il sacro gesto per indicare il Mistero della Fede: Trinità e Unità di Dio. Il fedele porta la mano alla fronte, al petto, alla spalla destra e poi alla sinistra.

L’inchino sostituisce nella Divina Liturgia la genuflessione che viene utilizzata nel rito latino. In Quaresima e negli altri giorni di penitenza si pratica l’Inchino profondo che si compie inginocchiandosi e toccando la terra con la fronte.

La Comunione è distribuita sotto le due specie

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Giornalista, blogger, autore televisivo. Autore di Sant'Agostino a Pavia - Le reliquie ritrovate, il pellegrinaggio .
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